Il suo biologico è già in
vetrina da Harrod’s.
Così il caseificio Perenzin prova
la via dei mercati esteri. Esordio alla fiera di colonia.
Campeggiare nelle vetrine di Harrod’s a Londra, il più grande
e famoso magazzino del mondo, per molte aziende è un impareggiabile
traguardo d’immagine. E nel prestigioso edificio di Knightsbridge,
il piccolo caseificio Perenzin di San Pietro di Feletto, in provincia
di Treviso, da un paio d’anni è una presenza stabile. “E
noi che non lo sapevamo nemmeno”, ammette candidamente Emanuela
Perenzin, con il marito titolare dell’azienda. “Il fatto è che
non abbiamo una distribuzione diretta dei prodotti, ci appoggiamo
ai distributori. Sono stati alcuni clienti a riferirci dove avevano
la nostra ricotta biologica di capra”. Uno dei prodotti di
punta di questo caseificio familiare, specializzatosi da sei anni
nei formaggi biologici. “Abbiamo deciso di entrare in questa
nicchia”, continua la signora Emanuela, esponente della quarta
generazione dei Perenzin, “per differenziarci dalle solite
varietà tipiche e ora, insieme al segmento dei dop, copre
circa l’80% dell’intera produzione”. Fondato dal
bisnonno sul finire degli anni 20, 100 tonnellate di formaggio prodotte
con dieci dipendenti, un fatturato di 1.5 milioni “stabile
anche quest’anno”, Perenzin è distribuito in mille
punti vendita in tutta Italia. Ma dopo l’esperienza londinese
(50chili la settimana) si sta facendo coraggio per entrare in altri
mercati: Francia, Spagna e Austria sono i primi obiettivi, anche
per restituire qualche colpo alla concorrenza olandese che in alcune
zone comincia a insidiare il leader italiano. “Per la prima
volta andremo a una fiera alimentare, quella di Colonia, la maggiore
d’Europa. I nostri prodotti di capra sono puri al 100% e per
molti consumatori intolleranti è la soluzione ideale. Essendo
una produzione fresca, copriamo solo da febbraio a metà novembre,
quindi dobbiamo mantenere anche una produzione con latte bovino”.
Piccoli ma dinamici i Perenzin, che si sono anche inventati il formaggio
medievale: “Immaginando che un minore sfruttamento degli animali
in passato dovesse dare un latte più ricco, abbiamo selezionato
stalle che fanno un latte ad alto contenuto di grassi”.
Massimiliano Crosato
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