Un’estate, ed un
inizio d’autunno, all’insegna, fra Veneto e Friuli, del “Medioevo”.
Sì, alla ribalta quei secoli, che fino a qualche anno fa erano
per antonomasia bui, oscuri e pieni di malefici, ma che una conoscenza
più approfondita ne ha rilevato un fervore del tutto inaspettato,
anche in cucina! Onde per cui alle manifestazioni in costume, alle
parate e alle “giostre” dei cavalieri, sono poi seguiti
i banchetti su ricette d’epoca. Che hanno supito, incuriosito,
a volte disorientato come il “Biancomangiare oltremontano” preparato
e servito alla Cena Medievalis in Oppido Caminensium il 19 settembre
scorso dagli allievi del Beltrame di Vittorio Veneto, o il “Bevaròn
de la Sriga Caterina” a “Oggi, un Medioevo fa” al
Castello di Caneva il 12 luglio scorso. In un Medioevo così riscoperto,
anche tanti latticini, fra cui il “Castel”, che è “libera
interpretazione – spiega Carlo Piccoli dell’antica Latteria
Perenzin di Bagnolo (San Pietro di Feletto) – di come poteva
essere un formaggio medievale.
Sicuramente il latte era crudo e non refrigerato e le condizioni di conservazione
prima della trasformazione producevano un’acidificazione naturale del latte,
il quale nelle successive 24 ore dalla mungitura poteva ragionevolmente raggiungere
i 6 gradi di acidità (3,2 nel latte fresco, nrd). E questa acidità naturale,
provocata da una enorme flora batterica sempre naturale, si trasferiva, al momento
della lavorazione, nella cagliata facendo così da conservante naturale
per il formaggio. L’elevata acidità di pasta comporta una violenta
lipolisi e proteolisi, ovvero una maturazione accelerata dei grassi e delle proteine – conclude
Carlo Piccoli -, rendendo questo formaggio molto digeribile oltre che ricco di
amminoacidi molto essenziali”.
Il “Castel” della Latteria Perenzin si consuma fresco o stagionato
fino a sei mesi, con un filo di miele, pane alle noci e un vino passito.
Mario Sanson
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